Cotignola, il paese dei Giusti

In occasione dimg16ella Giornata dei Giusti, istituita dal Parlamento Europeo nel 2012, prevista e fissata per il 6 marzo, il Comune di Cotignola si appresta a celebrare e festeggiare la ricorrenza proseguendo la sua opera di salvaguardia e trasmissione della memoria dei suoi 4 giusti – Luigi e Anna Varoli, Vittorio e Serafina Zanzi e di tutta una comunità ospitale che mise in atto, durante l’ultimo conflitto mondiale, un’efficace e per certi versi anomala rete dell’ospitalità e solidarietà che permise di salvare intere famiglie di ebrei, nascosti, rifugiati e protetti nel piccolo paese della Bassa Romagna.

Furono 41 gli ebrei italiani che trovarono a Cotignola un’accoglienza che si può defini-  re straordinaria perché resa possibile da una struttura organizzativa che coinvolse parti dell’Amministrazione Comunale (a partire dal vertice rappresentato dal commissario pre- fettizio Zanzi fino ad impiegati dell’anagrafe)  e poi la Curia e il CLN, l’artista Luigi Varoli, e semplici cittadini che offrirono le loro abitazio- ni, affetto e ogni sostegno necessario, anche a rifugiati politici e sfollati.

 

È la storia di un’esperienza pressoché unica nel panorama nazionale perché è un’intera comunità quella che si prestò ad imbastire questa efficace e vincente maglia di protezio- ne, comunità capace di un altruismo incondi- zionato pur muovendosi in uno scenario tra- gico e pericoloso al tempo stesso (Cotignola  è quasi cancellata dalle mappe a causa dei ripetuti bombardamenti alleati e dallo stazio- nare del fronte, che si blocca sul fiume Senio per ben 145 giorni).

Con questo doppio appuntamento, costituito da una parte dal documentario Rai “Cotignola, il pase dei Giusti” a firma Nevio Casadio, dall’altra dalla mostra a cura del Museo Ebraico di Bologna “I Giusti tra le Nazioni”, il Comune di Cotignola e il Museo Civico Luigi Varoli amplificano ed approfondiscono ulteriormente quel percorso di ricerca e studio e conoscenza intorno alla propria storia, culminato lo scorso anno con l’inaugurazione di una nuova sezione del museo dedicata ai Giusti e, di riflesso, anche alle vicende che si muovono sullo sfondo della seconda guerra mondiale, accadimenti capaci di segnare in maniera indelebile perso- ne, popolazione e territorio.

Storie differenti che per un tempo relativa- mente breve ma molto intenso, si intrecciano e sovrappongono legandosi tra loro in manie- ra indissolubile.

Anche per questo il nuovo allestimento museale si snoda attraverso varie tipologie di nar- razioni, dalle video-interviste ai testimoni che costituiscono l’ossatura del documentario del regista Fabrizio Varesco, alle immagini e suoni della camera nera di David Loom, dove il racconto, dal forte impatto emotivo, è affidato ad un’immersione in un flusso di immagini quasi perdute e familiari e continuamente affioranti e poi ancora sommerse che ci restituiscono una visione commovente, oscillante tra uno sguardo plurale e collettivo, ed uno intimo e interno. Questi materiali, prodotti e acquisiti permanentemente, ribadiscono ancora una volta, come il museo non sia solo passivo contenitore e raccolta di oggetti e collezioni, ma vero e proprio catalizzatore di storie, racconti e narrazioni poetiche; un museo immateriale e diffuso che si allarga al paese e alla comunità tutta, che funziona come stimolo produttivo e fertile per una memoria da coltivare costantemente; per tenere all’erta una coscienza critica che si nutre necessariamente di nuovi sguardi, stratificazioni, collegamenti e con- giunzioni tra le cose.

Articolo de Il Fatto Quotidiano

Vedi Documentario RAI

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